Esagramma 8, nella pratica.

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Esagramma 8, nella pratica.

Messaggioda RediSpade » 22 feb 2017, 18:53

"La Solidarietà.
Scruta ancora una volta l'oracolo per sapere se possiedi sublimità, durata e perseveranza: allora non vi è macchia.
Gli incerti si accostano poco a poco. Chi arriva troppo tardi ha sciagura".



Accostandosi all'uso oracolare, si può notare come la sentenza di questo esagramma venga non di rado fraintesa, interpretandola quasi fosse una sorta di versione cinese del Monopoli: “quando arrivi qui, rilancia” (e ritira i venti euro se passi dal “via”).
Proviamo a capire più o meno brevemente cosa il libro voglia invece comunicarci, con esclusivo riferimento alla pratica divinatoria.

Come spiegato approfonditamente nella prefazione di Jung e nell’esagramma 4 dell’edizione Wilhelm, l’oracolo risponde una volta sola alle domande poste.
Sviluppando un po’ di pratica e confidenza con il libro, si noterà che i primi responsi sono chiari, netti, frequentemente a una o due linee mutanti al massimo, inquadrabili fin da subito senza troppi sforzi (purché in assenza di pregiudizio e ostinazione). Questo, naturalmente, tralasciando le profondità e la ricchezza di significati che si acquisiscono successivamente, meditando, confrontando le versioni e le opinioni come avviene in questo forum, lasciando “decantare” il responso, scorgendone i segni nella vita reale e rimanendo spesso sorpresi da quanti "livelli" di esperienza esso sappia abbracciare: tutto ciò scaturisce certamente dalla conoscenza individuale che si abbia del libro, ma anche dalla cultura, esperienza, sensibilità personale.
Ad ogni modo però, anche senza troppi svisceramenti, un’idea valida di ciò che il responso ottenuto possa volerci comunicare, bene o male arriva abbastanza in fretta, nel caso di un primo lancio.

Continuando ad interrogare, nonostante questo avviso di “unicità” della sentenza, solitamente le successive risposte tendono a diventare dapprima microcicliche, ovvero fanno riferimento ad eventi più specifici e parziali, fasi più brevi, delimitate, esperienze connesse più o meno marginalmente o che ruotano intorno al nucleo della questione, nodi psicologici interni al ciclo maggiore di riferimento a cui è già stata data una risposta, eccetera.
Dopodiché, i responsi iniziano seriamente a diventare sempre più ambigui e confusi (lanci con molte linee mutanti o strutture difficilmente traducibili nel contesto reale), fino ad arrivare a volte al depistaggio vero e proprio, con giudizi che sembra vogliano dire una cosa e invece - dopo la craniata contro il muro presa agendo in modo avventato - si realizza che intendevano l’esatto opposto.
In momenti di particolare “severità oracolare” ed in relazione alla delicatezza del contesto ed al proprio “accecamento” interiore, talvolta arrivano i 29, i 47, i 23, i 36, i 12 di turno, metaforicamente (ma neanche troppo) usati da Yi a scopo quasi terroristico, quale serio monito della degenerazione a cui il proprio stato psichico - e di conseguenza la situazione reale - continuando a insistere, possa pervenire.
Le fissazioni e l’ostinazione, d’altronde, non portano a nulla. In nessun caso, mai.
E se perfino nonostante i bernoccoli non si fosse ancora capita l’antifona, ecco infine che cominciano a fioccare i “falla finita” dell’oracolo, la cui "Top 3" è rappresentata dagli esagrammi 4 (“non chiedere più”), 52 (“spegni il cervello”) e 21 (“dacci un taglio”) siano essi fissi, mutanti, o derivati.
Non sempre quest’iter è rispettato così come esposto, naturalmente.
Ma con buona approssimazione, l’esperienza dimostra che tutte o molte di queste fasi vengono di solito toccate nei casi di fissa da problema irrisolto, o irrisolvibile, o risolvibile se solo il consultante si desse una calmata e provasse a capire come e cosa deve fare per ottenere ciò che vuole, accettandone gli (eventuali) sforzi e tempistiche e difficoltà e perseveranze connesse.

Essendo tale la norma – “una domanda, una risposta” - quindi, la sentenza de “La Solidarietà” rappresenta invece un’esplicita autorizzazione dell’oracolo a interrogare nuovamente, dopo qualche tempo, sulla questione proposta, e nel concreto si applica e riferisce a situazioni che richiedano un lavoro preliminare per poter essere messe in carreggiata.
Questo “lavoro” è di norma suggerito dalla struttura del primo responso, ed oltre naturalmente ai significati generali della Solidarietà (raduno, armonia, condivisione ecc…), particolare rilievo assume l’eventuale esagramma mutante o derivato che accompagni l’8 nel risultato ottenuto dal lancio.
In base alla qualità di questo “compito” che il libro ci propone di svolgere e riassume nel “possedere sublimità, durata e perseveranza”, nonché dai primi feedback che si ricevono dall’ambiente circostante (“gli incerti si accostano poco a poco” ecc…) si può capire, mediante un nuovo lancio, quali siano le possibilità di sviluppo della situazione che ci interessa.

Per concludere, in presenza di questo esagramma va innanzitutto compreso che la questione per la quale si domanda è allo stato del lancio immatura, acerba, ma anche molto aperta, e può essere suscettibile di svariati sviluppi.
Prima, però, è necessario porre delle basi, che talvolta possono anche riguardare aspetti non del tutto collegati direttamente alla situazione stessa, ma più frequentamente sono relativi alla nostra capacità, tanto nello specifico quanto in generale, di saper stringere, alimentare e nel caso dirigere relazioni funzionali ai contesti di interesse e con le modalità che il responso, nel suo complesso, suggerisce.

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Re: Esagramma 8, nella pratica.

Messaggioda Valter Vico » 23 feb 2017, 10:42

Grazie Re di Spade, molto interessante.
Posso aggiungere, ad ulteriore conferma, che il termine 原 yuán che Wilhelm rende con "ancora una volta" sarebbe, in realtà, più legato all'origine, cioè al ritornare su se stessi per riesaminare le motivazioni e le intenzioni reali che ci hanno portato a consultare l'oracolo.
Forse sarebbe meglio dire "riesaminare".
La frase potrebbe essere resa come:

Alla prima consultazione: sublime riuscita. Oracolo a lungo termine: nessuna macchia.

oppure:

Riesaminare (o ripetere) la consultazione dell'oracolo (per verificare) la determinazione dall'inizio e durevolmente: non c'è macchia.

Questa è l'unica occorrenza di 原 yuán nel Libro dei Mutamenti. Il termine è omofono ed interscambiabile con 元 "sublime", che compare peraltro nella stessa frase.

Nel segno 元 le due linee orizzontali 二 indicano la testa (una è connessa al corpo 儿 (兒), l’altra è superiore), in tal modo viene enfatizzato il ruolo della testa rispetto al corpo.
La forma alternativa 厡 (原) era composta anticamente da una sorgente 泉 che sprizza dal lato di una collina 厂 (la forma attuale 厂 collina + 白 bianco + 水 acqua non è etimologicamente precisa, ma esprime il senso di qualcosa di originario, primitivo, ancestrale).
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Re: Esagramma 8, nella pratica.

Messaggioda RediSpade » 25 feb 2017, 17:50

Valter Vico ha scritto:Grazie Re di Spade, molto interessante.
Posso aggiungere, ad ulteriore conferma, che il termine 原 yuán che Wilhelm rende con "ancora una volta" sarebbe, in realtà, più legato all'origine, cioè al ritornare su se stessi per riesaminare le motivazioni e le intenzioni reali che ci hanno portato a consultare l'oracolo.
Forse sarebbe meglio dire "riesaminare".
La frase potrebbe essere resa come:

Alla prima consultazione: sublime riuscita. Oracolo a lungo termine: nessuna macchia.

oppure:

Riesaminare (o ripetere) la consultazione dell'oracolo (per verificare) la determinazione dall'inizio e durevolmente: non c'è macchia.

Questa è l'unica occorrenza di 原 yuán nel Libro dei Mutamenti. Il termine è omofono ed interscambiabile con 元 "sublime", che compare peraltro nella stessa frase.

Nel segno 元 le due linee orizzontali 二 indicano la testa (una è connessa al corpo 儿 (兒), l’altra è superiore), in tal modo viene enfatizzato il ruolo della testa rispetto al corpo.
La forma alternativa 厡 (原) era composta anticamente da una sorgente 泉 che sprizza dal lato di una collina 厂 (la forma attuale 厂 collina + 白 bianco + 水 acqua non è etimologicamente precisa, ma esprime il senso di qualcosa di originario, primitivo, ancestrale).



Grazie a te, Valter.
Ormai qui siamo tutti in attesa di poter mettere in una teca il Wilhelm, dopo una gloriosa carriera.

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