Le domande sono importanti almeno quanto le risposte?

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Re: Le domande sono importanti almeno quanto le risposte?

Messaggioda Valter Vico » 05 ott 2017, 13:44

davvero ti DEVI approcciare all'i-ching?
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Re: Le domande sono importanti almeno quanto le risposte?

Messaggioda Feng Huang » 05 ott 2017, 14:17

Valter Vico ha scritto:davvero ti DEVI approcciare all'i-ching?


no, non credo che ci sia un obbligo, non ho io ( e neanche l'utente che ha posto la domanda) qualcuno con un forcone puntato che mi obbliga a lanciare le monete.

Però credo che il fulcro della domanda sia "come" e non "devo". Forse chi ha posto la domanda cercava un insegnamento su come comprendere il Libro, su come avvicinarsi ad esso, e ha chiesto consiglio direttamente. Non saprei come formulare una domanda del genere in una forma totalmente differente. Ma a questo punto posso anche pensare che sia sbagliata proprio la natura della domanda. Ma ci sono domande giuste o domande sbagliate in assoluto?

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Re: Le domande sono importanti almeno quanto le risposte?

Messaggioda Valter Vico » 09 ott 2017, 15:45

Bhe. mi sembra che Yi sia molto chiaro su come porre la domanda:

Perciò il nobile lo interroga quando deve produrre qualcosa o compiere un'azione, e lo fa ricorrendo alle parole. Esso accoglie le comunicazioni come un eco; per esso non vi è nulla di lontano o vicino, nulla di oscuro o profondo, e così il nobile apprende le cose che verranno. (Da Zhuan, sez. 2, cap. V, §2)
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Re: Le domande sono importanti almeno quanto le risposte?

Messaggioda RediSpade » 22 nov 2017, 23:49

Plautin ha scritto:Leggendo l'introduzione del Wilhelm (non ricordo se si scrive proprio così...) in un punto descrive chiaramente come gli esseri umani siano in grado di influenzarsi a vicenda tramite l'inconscio. Questa affermazione mi ha riportato alla mente alcune conferenze del prof, Del Giudice, un abile divulgatore che anni fa spiegava come la fisica quantistica, portata alle sue estreme e logiche conseguenze arrivasse a simili conclusioni, e cioè che tutti siamo collegati.
Allora ho formulato la domanda più o meno così: "Siamo collegati gli uni agli altri? Possiamo influenzarci a vicenda anche in modo indiretto?" e mi attendevo esagrammi come il 31 e il 57 in cui queste possibilità vengono esaminate.
Invece la risposta è stata 36 con 5a linea mutante in 63.


Credo invece che il libro abbia risposto eccome alla tua domanda, e che la difficoltà nel comprendere il responso risieda nella chiave di lettura che avevi impostato a priori.
Nella richiesta infatti è formulato il concetto di "influenzamento indiretto", ma indiretto non è sinonimo né di inconscio né di involontario, pertanto il riferimento a Wilhelm, che cita teorie psicologiche a lui contemporanee (quindi primi del '900), probabilmente restringe un po' troppo il campo di comprensione del responso.

Si fa d'altronde un gran parlare di "pensiero unico", di "società liquida" e globalizzata, di quadri culturali, eventi finanziari e geopolitici che possono avere ripercussioni a grande distanza e per lungo tempo.

Supponendo, dunque, che la risposta sia del tutto pertinente, potremmo provare a chiederci:
- in che modo siamo interconnessi gli uni agli altri?
- le influenze che subiamo o esercitiamo su altri sono di natura involontaria, inconscia, oppure possiamo individuare forme più o meno manipolatorie di interazione?
- da chi emana e da quali modelli deriva questo tipo di influenza?
- come possiamo difenderci?

Nel 31, che citavi, è descritta un' attrazione di tipo prevalentemente sessuale, la quale è involontaria in quanto istintiva (l'attrazione NON è una scelta).
Il 36, invece, parla di come (anche) questo tipo di fenomeno naturale possa essere represso o indirizzato.

Questi sono tutti temi e spunti, a mio avviso, che rendono il responso estremamente interessante e degno di riflessione.

Aggiungo, per concludere, che nella mia esperienza personale, non è mai successo che il libro non rispondesse alla domanda posta.
Al limite, è capitato (e non poche volte) che se ne fregasse di ciò che mi aspettavo io di voler capire o ottenere dal responso, delle mie idee, pregresse e talvolta consolidate, in relazione alla questione.
Oppure, che la stessa domanda, apparentemente specifica, contenesse più chiavi di lettura e che il tema generale del responso, pertanto, riuscisse a soddisfare diverse esigenze implicite nella mia richiesta, abbracciando aree di analisi anche molto ampie.
Questa, anzi, è proprio una caratteristica peculiare dell' Yi Jing.

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Re: Le domande sono importanti almeno quanto le risposte?

Messaggioda Plautin » 26 nov 2017, 15:17

RediSpade ha scritto:
Plautin ha scritto:Aggiungo, per concludere, che nella mia esperienza personale, non è mai successo che il libro non rispondesse alla domanda posta.
Al limite, è capitato (e non poche volte) che se ne fregasse di ciò che mi aspettavo io di voler capire o ottenere dal responso, delle mie idee, pregresse e talvolta consolidate, in relazione alla questione.
Oppure, che la stessa domanda, apparentemente specifica, contenesse più chiavi di lettura e che il tema generale del responso, pertanto, riuscisse a soddisfare diverse esigenze implicite nella mia richiesta, abbracciando aree di analisi anche molto ampie.
Questa, anzi, è proprio una caratteristica peculiare dell' Yi Jing.


Forse hai ragione, tra le altre cose in effetti l'immagine di una luce che continua a splendere pur rimanendo sepolta e nascosta sotto strati di terra fa certamente pensare all'inconscio.
Il fatto è che il libro mi ha abituato a delle risposte di una chiarezza/pertinenza davvero notevoli, alcune comprensibili immediatamente, altre in un secondo tempo e le volte in cui mi devo sforzare per arrivare al senso penso sempre di non essere centrato sulla domanda... non so se rendo l'idea.
Probabilmente quando la domanda non ha delle coordinate specifiche la risposta richiede uno sforzo di comprensione maggiore.

Ho sottolineato una parte del tuo post perchè lo sottoscrivo in pieno...

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Re: Le domande sono importanti almeno quanto le risposte?

Messaggioda RediSpade » 20 ott 2018, 09:49

RediSpade ha scritto:Supponendo, dunque, che la risposta sia del tutto pertinente, potremmo provare a chiederci:
- in che modo siamo interconnessi gli uni agli altri?
- le influenze che subiamo o esercitiamo su altri sono di natura involontaria, inconscia, oppure possiamo individuare forme più o meno manipolatorie di interazione?
- da chi emana e da quali modelli deriva questo tipo di influenza?
- come possiamo difenderci?



Per chi fosse interessato all'argomento, consiglio la visione (disponibile su Raiplay) dell'ultima puntata di Presa Diretta dal titolo "Iperconnessi", che risponde perfettamente alle domande qui sopra e propone, dal mio punto di vista naturalmente, un'utile e approfondita analisi di questo responso (36.5-63).

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